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COMUNE DI PRATO
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Una rubrica dello Statuto (vol. 2, framm. 1) prescriveva che il Podestà,
per estinguere il debito comunale, facesse convocare il Consiglio generale
per fargli deliberare la nuova Libra da farsi ed eleggere chi la
doveva imporre in Prato e nel Distretto. Gli eletti si chiamavano allibratori,
perché dovevano scrivere in apposito registri le persone che dovevano
pagare l'imposta, che era egualmente ripartita tra gli abitanti di dentro
e fuori le mura. Lo stesso Consiglio determinava l'entità del dazio
da imporre e ne rendeva nota la causa. La Libra veniva raccolta da otto cittadini eletti dal capitano, uno per Porta, e quando si facevano i pagamenti erano presenti i camarlinghi del Comune e il Capitano. I collettori non potevano essere obbligati ad accettare l'ufficio. Il Podestà doveva egli stesso o per mezzo di suoi ambasciatori rivolgersi al Vescovo e al Proposto di Prato perché disponessero che le chiese di Prato e del Distretto pagassero la quota del debito di cui sarebbero state gravate. Gli uomini delle ville del Distretto dovevano farsi da sé la Libra e dividersi la somma loro assegnata dal Consiglio. La Libra era un'imposizione diretta, calcolata sull'estimo dei beni dell'allibrato, e valutata con una percentuale variabile secondo l'ammontare del debito che si voleva estinguere o della somma di cui il Comune aveva bisogno; talvolta, però, sotto il suo nome, andavano vere e proprie prestanze (prestiti forzosi), determinate da straordinaria o urgente necessità.
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